Friday, December 02, 2005

Lettere e parole

E' bello trovare tanto appoggio.
Ogni sforzo , ogni fatica sparisce di fronte a certe parole .
Ne riportiamo un paio :
la prima è di Enea nostro fan diciasettenne.

"..ho ascoltato "Live in the 80's", il giorno dopo il concerto alla strada di tuono e..ho sfasciato la casa a colpi di air-guitar, niente era più al suo posto, niente era più nel suo stato naturale ed ordinario..il disco pulsa, soprattutto se ascoltato ad alto volume in modo da farlo rimbombare in tutta la casa (ed anche in tutto il palazzo, i vicini si sono lamentati..) nelle orecchie e nello stomaco..solitamente l'eccitazione del primo ascolto è sempre la più potente, in questo caso è durata un'intera settimana e ha portato da parte mia ad una insana voglia di percuotere ogni cosa (ringhiere, tavoli, televisori), prendere gli spartiti per chitarra di joe satriani, steve vai, yngwie malmsteen su cui si dilettano i miei amici e bruciarli, obbligandoli a prendere in mano quei cazzo di strumenti e suonarli con il cuore oltre che con la testa, al resto avrei pensato io..
ecco, i not moving sono il tipico gruppo ( gli altri che mi vengono in mente al momento sono i gories) che invoglia a mettere su una band e a chiudersi nelle cantine..il dvd poi è una perla, le immagini dei concerti sono una scarica grezza e fortissima, dal vivo siete veramente una bomba..a proposito di concerti quello che ho visto con i miei stessi occhi mi ha lasciato di sasso, ipnotizzato per tutta la durata..presenza magnetica e canzoni che per me sono LA musica..pipeline messa come intro è stata un brivido, non sai quante volte l'ho mimata i sudato da far schifo nella solitudine casalinga..inaspettata, sono rimasto a bocca aperta..siete stati squadrati come un blocco di cemento, dritti alla meta ,dritti allo stomaco..unica pecca il locale un po' troppo dispersivo, ma non me ne sono curato molto a dir la verità..il ricordo di quella serata mi rimarrà per sempre, il gelo infernale fuori dal thunder, l'attesa infinita e i piedi ormai insensibili (fottute all-star), a sparare cazzate per distrarsi, il viaggio di ritorno con la radio che gracchiava "Brassbound" e "Miami", allungato in modo da godersi "Mother of Earth" nella cupa desolazione di un paese di provincia alle 4.00 di notte, le occhiaie per una volta soddisfatte e felici del giorno dopo, la neve presa in bici ascoltando Spider o Goin' Down..
insomma, i Not Moving mi hanno fatto un gran bel regalo..Ed è per questo che volevo ringraziare te, Tony, per la disponibilità e la gentilezza, non è da tutti dare ascolto ad un ragazzino di 17 anni alle prime esperienze, farlo sentire a suo agio e non il solito fuoriluogo..voi siete stati la mia formazione, il modo di uscire dal grigiore di tutti i giorni con tutto l'entusiasmo possibile ed incontrarvi mi ha fatto credere ancora di più nel concetto di r'n'r..la vostra passione si tocca con mano..
salutami anche la lilith, che è stata dolcissima con i suoi sorrisi e sul palco fa sempre il suo grande effetto, dany e dome...che ho fatto in tempo solo a salutare..
grazie di tutto, davvero, mi avete dato una grande opportunità in cui non speravo e anche un grande calore umano..
un abbraccioEnea

e poi dalla Stampa di Torino dell'11 novembre:

IL BREVE, LUNGO VIAGGIO DEI NOT MOVING
I Not Moving suonavano e ci arrivavi con il treno o assieme al ripetente storico simpatico che aveva la macchina, aveva l’auto, perché d’accordo le Ferrovie dello Stato, ché allora si chiamavano ancora così, sempre benedette soprattutto quando non si pagava il biglietto barricandosi nei cessi o saltando di carrozza in carrozza, ma il vero dramma (solo che non diceva vero dramma) era che i Not Moving sceglievano sempre posti sperdutissimi (solo che non si diceva sperdutissimi) e dalla stazione al concerto, al pub, al bar, al circolo, alla fabbrica in disuso, al giardinetto comunale era un macello, se non avevi la macchina perlustravi a piedi la provincia buia e nemica, ti perdevi e tornavi indietro e imprecavi e speravi in un passaggio improbabile, ma quando arrivavi e se arrivavi, se la fotocopia giallina sbiadita formato A4 non indicava un giorno o un posto sbagliato, Bra come Cigliano o ieri come domani come il quattordici febbraio invece del tre marzo, allora li trovavi e ti trovavi con altri che aspettavano, cinque dieci minuti oppure un’eternità, e poi loro attaccavano e ti sentivi al centro di un cuore, i Not Moving e un fritto misto di psycho e rockabilly e garage punk e psichedelia e surf e Gun Club e X e Stones che ti saziava e gradevolmente appesantiva, con il batterista Tony Face dei Chelsea Hotel, nome storico, proprio l’albergo maledetto di New York, e il chitarrista Dome La Muerte, chi se lo dimentica un nome così, e capivi che loro non sarebbero mai diventati i Litfiba o i Timoria e per questo ti piacevano di più e ancora di più, erano lì solo per te e solo per pochi credenti, che non erano e non eravamo snobboni (al massimo snobbati), non indie (al massimo idioti), non nerd (al massimo sfigati), e adesso che i Not Moving stanno per tornare, anche se per poco, con il box cd/dvd dei venticinque anni di una carriera a singhiozzo (gran festa l’undici novembre al Sound Factory di Torino, corso Vigevano 33/U, dieci di sera), senti che di quel culto e di quelle messe e di quei viaggi non ti sono rimaste nei polmoni e nelle ossa solo la fatica, solo il freddo, solo la foschia.

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