Monday, January 23, 2006

Intervista su www.delrock.it



C'erano una volta i Not Moving
di maurizio zoja

Tony Face, batterista e fondatore della storica band, ripercorre con noi le tappe fondamentali della carriera di una delle formazioni di punta del rock italiano anni Ottanta, di recente tornata in scena con un album live e diversi concerti
1981, Litfiba e CCCP devono ancora fare il loro debutto discografico e il rock italiano muove i primi, incerti passi. Tony Face già batterista del gruppo hardcore punk dei Chelsea Hotel fonda una nuova band e la chiama Not Moving, in omaggio a un brano dei DNA di Arto Linsay contenuto nella storica compilation
No New York.
Fondendo punk, psichedelica e radici, con un occhio a band americane a loro contemporanee come Cramps, X, e Gun Club, i Not Moving diventeranno una delle formazioni più importanti per il rock italiano degli anni Ottanta, non tanto in termini di vendite e popolarità (il loro successo, sia pur considerevole per l'epoca, non fu certo di massa) quanto poiché Tony Face, Dany D. (basso), Lilith (voce), Dome La Muerte (chitarra e voce) e Maria Severine (tastiere) ispirarono un nutrito gruppo di musicisti a prendere anch'essi le chitarre in mano e a salire sul palco per fare musica.
Inclusi nella raccolta Gathered, allegata al numero di settembre 1982 del mensile Rockerilla, i Not Moving fecero conoscere all'Italia la loro Baron Samedi primo capitolo di una storia gloriosa conclusasi con lo scioglimento del 1988 e molto ben documentata da Live In The 80's, album live con annesso dvd, curato dallo stesso Tony Face, uscito da qualche tempo.
Ventiquattro brani registrati fra il 1982 e il 1987, su e giù per l'Italia e con qualche puntata in Germania, e un lungo e interessante documentario, dove le immagini degli incendiari concerti della band sono alternate a interviste a musicisti come
Gianni Maroccolo (Litfiba, CCCP, CSI, PGR), Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Joe Giovanardi (La Crus), Oskar Giammarinaro (Statuto) e persino un insospettabile Max Pezzali, che ricorda un concerto tenuto dai Not Moving nella sua Pavia.
Abbiamo intervistato Tony Face, «papà» dei mods italiani e oggi leader dei
Link Quartet per farci raccontare qualcosa in più.

Come mai avete pensato di pubblicare adesso un album live?
«Girando l'Italia con il Link Quartet e navigando sul web erano sempre più ricorrenti le domande sui Not Moving, soprattuto sulle modalità di reperimento di materiale sonoro. Anche in considerazione del fatto che la dimensione migliore dei Not Moving è sempre stata quella dal vivo, abbiamo pensato di andare a riascoltare un po' di materiale live accumulato negli anni. Essendo io un accanito archivista di tutto ciò che riguarda le mie attività musicali, mi sono ritrovato ad ascoltare una cinquantina di ore di registrazioni e ho scelto non tanto le migliori per qualità di registrazione o esecuzione , ma quelle più affini allo spirito originario»

Perché avete deciso di tornare a suonare dal vivo? Con quale formazione vi siete esibiti?
«Siamo tornati soprattutto perché l'uscita del live è coincisa con il ritorno in Italia di Dany dopo 17 anni di vita in Germania. Da lì si è concretizzata l'ipotesi di una reunion per supportare l'uscita del cd/dvd. Purtroppo Maria non ha potuto far parte del tour a causa di problemi lavorativi e famigliari, che hanno reso la vita difficile pure a noi. È stata una scommessa soprattutto con noi stessi perché non avevamo la minima idea di come potesse essere riproporre una musica così energica, istintiva e muscolare dopo tanto tempo e così al di fuori da un'epoca ormai finita. Il timore dell'operazione nostalgica era molto alto».

Come è andato il tour?
«Siamo contentissimi. Ci aspettavamo un pubblico di vecchi amici con capelli bianchi (o senza...) e invece la stragrande maggioranza degli intervenuti era costituita da giovanissimi, spesso entusiasti di scoprire una band di cui avevano spesso sentito parlare ma di cui non avevano mai ascoltato nulla. È stato un po' impressionante aver davanti gente che ci chiedeva l'autografo e abbiamo incominciato a suonare non era ancora nata!».
Pensi che i Not Moving suoneranno insieme anche in futuro?

«Credo di no, sicuramente non con il nome Not Moving. Non avrebbe senso, cadremmo nella nostalgìa e nel bieco revival. Può darsi , se ci saranno le condizioni necessarie (soprattutto la voglia e lo spirito di farlo), che si faccia ancora qualche data estiva, ma è presto per dirlo».

In cosa consistevano, secondo te, le migliori caratteristiche della band?
«L'approccio istintivo, esclusivamente istintivo, alla musica. Nessun calcolo, niente di preparato. Si andava sul palco con poche prove e puntando solo sull'energia, sullo spirito, e così è stato anche per questo tour. Abbiamo fatto cinque prove, venti pezzi in scaletta, alcuni approssimativi, ma con tanta energia e urgenza di dire ancora la nostra. E ancora una volta ha funzionato».

Cosa vi è mancato, secondo te, per raggiungere il vasto pubblico raggiunto da band come Litfiba e CCCP?
«Un po' di malizia, forse. L'assoluto disinteresse nel business, l'assoluta ripugnanza per tutto ciò che avesse i contorni di qualcosa di “ufficiale, contrattuale, definito. Questo ci ha portato a trascurare i rapporti importanti, a lasciare cadere nel vuoto offerte dall'alto per non voler compromettere la nostra musica o la nostra immagine (ci fu proposto un contratto con l'allora Cgd ma rifiutammo perché avremmo dovuto cantare in italiano, trascurammo un invito a una trasmissione di Arbore in Rai, mandammo a quel paese Vogue che ci voleva per un servizio fotografico...). Ma non abbiamo nessun rimpianto né rimorsi. È andata bene così, siamo contenti al 100 per cento di quella che è stata la storia dei Not Moving negli 80's».

Quali dischi consiglieresti di ascoltare, a parte il live, a chi oggi volesse conoscere i Not Moving?
«Black & Wild del 1985 è probabilmente il migliore e più completo, ma anche Land Of Nothing del 1984, ristampato su vinile da Area pirata qualche anno fa è un ottimo lavoro».


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