Monday, May 08, 2006

Recensione su www.musicboom.it


Non si esce vivi dagli anni '80
di Ilario Galati

I Not Moving stanno agli anni ‘80 come gli Area stanno alla decade precedente e i CSI o gli Afterhours a quella successiva.
Insieme a Franti e prima di CCCP, Litfiba e Diaframma, la band di Dome La Muerte e Tony Face ha rappresentato un piccolo avamposto nella nostra musica, realizzando una sintesi mirabile tra tanti stili e realizzando così una musica profondamente internazionale.
Punk, garage, rock’n’roll, ma anche blues, psychobilly e psichedelica: insomma, la lezione dei grandi classici imparata a memoria a supporto di suoni rabbiosi e spontanei in un momento in cui nel nostro paese i suoni in voga erano diametralmente opposti a quelli che sgorgavano dagli amplificatori dei Not Moving. Ciononostante, il ruolo seminale recitato dalla band è palese e, viene da pensare, riascoltando oggi questa bellissima raccolta-live in tiratura limitata pubblicata dalla Go Down Records, che se fossero stati ‘gestiti’ meglio adesso non ci sarebbe bisogno di spendere molte battute per introdurli.
Alla stessa maniera, se fossero nati altrove, oltre Manica oppure oltre oceano, la loro lezione avrebbe avuto tutt’altra influenza.
Live in The 80’s suona proprio come ci si aspetta che suoni un disco come questo, e fotografa la band nel periodo cruciale, che va dall’82 all’87.
Anni vissuti pericolosamente, suonando praticamente ovunque (in quel periodo le rock-band nostrane sembra non avessero nessun problema a suonare al di sotto della linea gotica!), e portando sulle proprie spalle il cadavere del rock’n'roll.
Oggi sembra uno scherzo e fa bene Luca Frazzi, nelle note scritte nel booklet, a contestualizzare: “L’Italia, gli anni 80. Ricordate? Craxi, la Milano da bere, Sposerò Simon Le Bon, i Vanzina, Marina Lante della Rovere, le Timberland, il Moncler, Greggio-Faletti-Vastano-Braschi-Pistarino. Ma anche l’hardcore, il post-punk, il dark, il garage, Rockerilla, le fanzines, la lotta al sistema, i centri sociali. Due mondi che fanno a pugni (…) Da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Dall’altra i Not Moving”.
E quelle foto sbiadite che ritraggono la band in pose maudit oggi fanno sostanzialmente tenerezza: più mods che punk, le inquietudini di Lilith, Dany D., Toni Face, Dome e Severine, sono tutte in quegli scatti ingialliti che ci raccontano molto più che la semplice storia di un gruppo di amici legati dal sacro fuoco della musica.
Passando ai contenuti del disco, 24 tracce suonate con piglio frenetico, riff veloci e ritmiche ossessive, talmente lo-fi che chi ha inventato questa categoria dovrebbe vergognarsi.
Sfilano così queste schegge acide, che ti si conficcano sottopelle senza farti male fisico ma che ti procurano quel dolce malessere legato alla nostalgia, anche quando, per questioni anagrafiche, quegli anni non si può dire che il sottoscritto se li sia vissuti. Magari di riflesso, magari grazie al racconto di qualcuno che c’era. Spider, Break on Through, Baron Famedi, I Know Your Feelings, Cocksucker Blues degli Stones, Stupid Girl, Time of Resurrection sono piccoli cortocircuiti, che strizzano l’occhio ai Cramps così come ai X e al punk californiano, alla No New York e al Patti Smith Group .
Da Strange Dolls, il primo e.p. targato 1982, sino al capolinea passando per Black & Wild del 1985, prodotto dal buon Federico Guglielmi, e a tutt’oggi considerato il loro capolavoro, Live in The 80’s ci offre uno spaccato esaltante di una avventura gloriosa, che quando faremo la rivoluzione inseriremo nei programmi di studio nella scuola media.
Il dvd dispensa, alla stessa maniera del cd, emozioni forti: immagini dell’epoca, foto in bianco e nero, manifesti ciclostilati e soprattutto, sulla voce fuori campo di Tony e Lilith, le testimonianze di alcuni dei protagonisti di quel periodo che si raccontano e ci raccontano cosa hanno significato per loro i Not Moving: da Enzo Onorato a Maroccolo, da Godano al già citato Guglielmi, da Umberto Palazzo a Max Pezzali (!), da Sorge a Frazzi...
Metteteci pure la reunion e la domanda è spontanea: potevate immaginare un regalo più bello?

2 Comments:

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